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La Vespa che non era una Vespa: oggi è uno dei modelli più rari, se ne avete una siete ricchi

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Davide Russo

Nel corso della sua lunga storia la Vespa si è rinnovata tantissimo sino a diventare uno scooter moderno e funzionale. Scopriamo un’icona del passato che ha fatto la storia.

La Piaggio ha prodotto lo scooter più iconico al mondo. C’era una volta Paperino e non è l’inizio di una favola della Disney, ma una storia tutta italiana, che ha le sue radici nelle Seconda Guerra Mondiale. La MP5 Paperino era un prototipo, progenitore della famosa Vespa, che tutti gli appassionati conoscono.

Storico modello di Vespa – Bicizen.it

Tale concept risale al periodo in cui l’azienda italiana, sotto la direzione di Enrico Piaggio, trasferì le proprie lavorazioni dallo storico stabilimento di Pontedera a Biella, in Piemonte, località ritenuta meno esposta, in quanto sede solo di industrie tessili non interessate dai bombardamenti aerei degli alleati contro infrastrutture strategiche per le truppe della Germania nazista, in fuga verso il Nord Italia.

Il Piaggio Paperino venne progettato a partire dal 1944, come Moto Piaggio 5 o MP5, sotto la supervisione dell’ingegner Renzo Spolti, che insieme al collega Vittorio Casini aveva ricevuto il compito di allestire nello stabilimento di un’ex tessitura di Biella un’officina dotata di pochi macchinari. Con essi collaborò, quale esperto di motori, il conte Carlo Felice Trossi. Il concept non venne mai commercializzato perchè risultava poco pratico per le gambe, si guidava come una moto.

Le caratteristiche della Paperino

La messa in moto a spinta allontanava ulteriormente i meno sportivi, specialmente le donne, che avrebbero trovato nella Vespa un approccio ergonomico di maggior conforto. Lo sviluppo del progetto comprese cinque diversi studi, che si distinguevano soprattutto per differenze al motore: alcuni esemplari furono costruiti con cambio automatico, altri con cambio manuale a due velocità. Ecco il modello più costoso di sempre.

un’icona del passato che ha fatto la storia (Media Press) Bicizen.it

Il cambio automatico fu sperimentato sia con un automatismo a rulli sia con un sistema a cinghia guarnita con tacchetti in cuoio: la prima soluzione si dimostrò troppo pesante per la minuscola potenza sviluppata dal motore, mentre la seconda, che si ispirava al cambio utilizzato dall’americana Salsbury sullo scooter Motor Glyde, fu accantonata a causa della rapida usura dei componenti.

Sebbene il progetto fosse passato conseguentemente di mano, e affidato a Corradino D’Ascanio, l’ingegner Spolti continuò ad occuparsi del motoveicolo, che avrebbe visto la luce come Piaggio Vespa nel 1946. Oggi Paperino è una pagina di storia del motociclismo, un pezzo da Museo, si pensi che l’esemplare esposto al Museo Piaggio (numero di telaio MP5-0510) monta un motore con cambio graduale automatico, mentre l’unico altro esemplare conosciuto (telaio MP5-0554) sfrutta un cambio manuale a due velocità. Ha un valore inestimabile e per alcuni anche sentimentale.

Davide Russo

Laureato in Giurisprudenza, appassionato delle leggi dei motori. Davide ha iniziato a collaborare con diversi web magazine italiani, spaziando dal Motorsport all’Automotive, con un occhio alle innovazioni e l’altro alle curiosità storiche. Ha un pensiero che è diventato uno stile di vita: “I believe that everyone has a calling, motorsport is my true passion!”.

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