Uno degli sportivi più in vista su scala internazionale è senza ombra di dubbio Conor McGregor. Ogni sua azione finisce per sollevare un polverone e stavolta finisce però nell’occhio del ciclone suo malgrado. La materia è di quelle delicate da affrontare dal momento che si tratta di doping. Andiamo a ricostruire che cosa è accaduto.
Uno degli sportivi più in vista su scala mondiale è senza ombra di dubbio Conor McGregor, diventato una icona anche fuori dal mondo della MMA. Nel 2021, per fare un esempio a dir poco noto ai più, la rivista Forbes lo ha inserito al primo posto nella classifica degli atleti più pagati e ricchi al mondo. Ha dell’incredibile quello che è riuscito a costruire nel corso degli anni, ma è innegabile che ogni sua azione abbia delle conseguenze in termini mediatici talmente importanti che spesso risultano difficili da prevedere. Stavolta si trova al centro della bufera per una questione legata al doping.
Come è noto, Conor McGregor rappresenta il lottatore di spicco della federazione UFC (Ultimate Fighting Championship) e di conseguenza ogni minimo cambiamento, per così dire, parte usando l’artista marziale irlandese come parafulmine e come “cavia”. E’ anche questo un caso affine da questo punto di vista.
Dopo due anni, infatti, l’irlandese si è sottoposto ad un test antidoping, il suo primo da quando è rientrato nel programma dell’UFC. Proprio questo test, nei mesi precedenti, è stato al centro della polemica perché l’UFC ha annunciato di non voler proseguire la sua collaborazione con USADA, agenzia antidoping, che si è difesa dicendo che la UFC avesse chiesto una sorta di esenzione ai test antidoping proprio per McGregor, l’uomo più in vista ed alle prese con un lungo stop che richiedeva ulteriori test prima del ritorno sul ring.
Hunter Campbell, chief business officer dell’UFC, ha dichiarato che quanto subito da Conor McGregor è stato “disgustoso ed inquietante”, dal momento che lo avrebbero utilizzato come veicolo mediatico per portare avanti una narrativa falsa e non rispondente al vero. Insomma, al centro della polemica c’è sempre l’artista marziale misto irlandese, ma stavolta non ha responsabilità dirette.
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